Direttiva Case Green Pubblicata in Gazzetta Ufficiale dell’UE. Che succede ora?

L’8 maggio 2024 la Direttiva Case Green (Energy Performance of Buildings Directive) è stata pubblicata in Gazzetta Ufficiale dell’Unione.

Il provvedimento è entrato in vigore il 28 maggio 2024. Da adesso, i ventisette Stati membri avranno due anni di tempo per recepirla e predisporre piani di rinnovamento degli edifici più energivori. 

L’obiettivo è avere un parco immobiliare a emissioni zero entro il 2050.

Ora che la Direttiva Case Green dell’Unione Europea Case Green è entrata in vigore, riassumiamo i punti fermi.

  • Edifici residenziali esistenti. Servono misure per agevolare (anzi, garantire) la riduzione dei consumi energetici (medi) del 16% entro il 2030. Del 20-22% entro il 2035.
  • Edifici non residenziali esistenti. Servono misure per ristrutturare il 16% degli immobili nelle classi più basse (soprattutto G) entro il 2030. Del 26% entro il 2033.
  • Nuove costruzioni residenziali dovranno essere a emissioni zero dal 2030.
  • Nuove costruzioni non residenziali dovranno essere a zero emissioni dal 2028.

Quello che ci si aspetta, dunque, è che questo Governo e gli altri che verranno, affrontino con visione e conti alla mano le manovre da compiere per supportare i cittadini, attraverso vari bonus, nel compito di efficientare le proprie case.

Eccoti un recap dei punti salienti da conoscere se vuoi approfondire l’argomento Direttiva Case Green e i link (più sotto) agli altri articoli pubblicati su questo BLOG


La situazione del patrimonio edilizio in Italia

➡️74% delle abitazioni in classi energetiche inferiori alla D.

➡️34% in classe G, la più bassa.

La priorità dell’Unione è ridurre al 15% gli edifici in classe G in ogni Stato membro. Considera che il nostro 15% equivale a 1.8 milioni di edifici.

Se contiamo anche la classe F arriviamo a 5 milioni di edifici.

Stiamo parlando di circa il 60% del patrimonio immobiliare italiano.


Quali sono gli obblighi della Direttiva Case Green

Rispetto alla prima versione della Direttiva di marzo 2023, ci sono stati importanti cambi di passo.

  1. Prima di tutto non è più una normativa che fa sentire i cittadini soli ad accollarsi pesanti spese di ristrutturazione per efficientare le proprie abitazioni. Ogni Stato è chiamato in causa e dovrà stabilire come muoversi.
  2. Rispetto alla prima versione, la riduzione dei consumi energetici che ogni Stato dovrà presentare va calcolata considerando la media del patrimonio edilizio della Nazione.
  3. Il vincolo imposto dall’Unione riguarda il fatto che il 55% di questa riduzione dei consumi energetici deve essere ottenuta ristrutturando gli edifici in classe E, F, G.
  4. Infine, l’Unione ha stabilito degli step intermedi al 2028-2030-2035-2040 divisi per edifici residenziali e non; nuove costruzioni residenziali e non; caldaie alimentate a metano. Tuttavia, sarà compito di ogni Stato stabilire il proprio crono-programma, fermi restando questi obiettivi.

Gli immobili esonerati dalla Direttiva Case Green

Ovviamente la Direttiva esclude già da principio monumenti e edifici storici.

Altri immobili esonerati sono:

➡️ case popolari;

➡️ abitazioni utilizzate per meno di 4 mesi all’anno, come le case vacanze;

➡️ luoghi di culto;

➡️ immobili collocati in aree vincolate o protette;

➡️ edifici tutelati o di particolare valore architettonico, artistico e culturale.

Gli Stati potranno prevedere anche altre deroghe.


L’iter della Direttiva Case Green

  • Marzo 2023. Inizia il tormentone Case Green. Allarme e preoccupazioni tra i proprietari di casa.

Questo l’articolo che calma gli animi

  • Ottobre 2023. Battaglie politiche ottengono i primi cambiamenti rispetto alla prima versione della Direttiva Case Green. I programmi degli Stati devono essere realistici e considerare la propria situazione di fatto. I termini si “ammorbidiscono”.

Questo è l’articolo dove ne ho parlato

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