Comunità energetiche. Cosa sono e come funzionano?

Ultimamente, mi è capito di intercettare sempre più spesso articoli e post su LinkedIn che parlano di Comunità Energetiche Rinnovabili, le CER.

Ho pensato di approfondire questo argomento, per proporre a chi legge una panoramica su questi nuovi strumenti di produzione e autoconsumo di energie rinnovabili di cui ancora si conosce poco, dato che sono previsti diversi bonus ed incentivi.

Vediamo dunque come funzionano le comunità energetiche rinnovabili, considerando che il mio scopo non è quello di fornire dettagli tecnici ma offrire una conoscenza di base.

Pronto, pronta, alla lettura? 🙂


Cosa sono le comunità energetiche e come funzionano?


Le comunità energetiche sono gruppi di persone che si trovano sotto la stessa cabina elettrica primaria e che si aggregano in forma di comunità per produrre e condividere energia prodotta dagli impianti della comunità. Non solo energia elettrica ma anche termica.

I soggetti devono essere almeno due ed essere ubicati in edifici diversi (se sono nello stesso edificio, es condomìni, si parla di gruppi di autoconsumo. Hanno gli stessi principi ma regole diverse. Ne parlo più avanti).

La comunità energetica si costituisce come soggetto giuridico, di solito un’associazione, ma anche cooperativa, purché non società a scopo di lucro.

La finalità, come la definisce l’Agenzia delle Entrate, è quella di fornire benefici ambientali, economici o sociali ai propri membri o alle aree locali in cui opera.

La partecipazione è aperta, cioè non si possono porre quote di accesso o gravosi costi di iscrizione.


Chi può far parte di una Comunità Energetica?


I componenti della Comunità energetica sono persone fisiche, piccole e medie imprese, enti territoriali e amministrazioni comunali.

Se sono imprese private, non devono avere come scopo principale la produzione e vendita di energia.

Condizione essenziale per i potenziali membri di una comunità energetica, è quella di essere collegati in bassa tensione, nel perimetro sottostante alla stessa cabina secondaria BT/MT.

Gli impianti di produzione, aventi singolarmente una potenza complessiva non superiore a 200 kW, devono esser stati installati dopo 15 dicembre 2021. Possono entrare nella Comunità energetica anche impianti preesistenti, purché non superino il 30% della potenza a disposizione della Comunità

La gestione delle comunità energetiche viene solitamente organizzata tramite un accordo contrattuale tra i membri della comunità, dove vengono definiti gli aspetti amministrativi, tecnici e finanziari dell’organizzazione. 

La governance della comunità energetica può prevedere la creazione di un ente di gestione.


Per chi producono energia (e calore) le Comunità Energetiche?


Le comunità energetiche producono energia per:

autoconsumo locale.Il soggetto non paga l’energia che usa ma la stessa non concorre all’incentivo GSE.

Energia ceduta. L’energia prodotta viene immessa in rete e venduta sul libero mercato o ceduta mediante contratto di ritiro dedicato (60-70 € MWh*).

Energia condivisa. Dall’impianto di produzione della CER viene immessa in rete nello stesso momento in cui la stessa quantità di energia viene consumata dai membri della Comunità. Ai fini del bilancio energetico ed economico è la quota di energia incentivata, attualmente 110 €/MWh.

Eventualmente devono anche acquistarla dal mercato se quella autoprodotta non basta alle singole necessità.

Gli impianti possono essere di proprietà della comunità, oppure in sua disponibilità, purché siano sempre sotto la medesima cabina primaria.

Le CER possono essere formate da uno o più impianti di energia rinnovabile. La Comunità non ha un limite al numero di impianti che può gestire.

Il limite di legge di 200kW riguarda gli impianti che hanno diritto agli incentivi.


Prosumer e Consumer


I soggetti che fanno parte di una comunità energetica possono essere di due tipi: quelli che producono energia perché possiedono un impianto (prosumer) e quelli che la consumano e basta (consumer).

I consumatori in condivisione di una CER godono di una tariffa incentivante, perché non prendono l’energia dalla rete nazionale e quindi non pagano gli oneri di distribuzione.

I produttori, oltre a queste, hanno anche il bonus per il ritiro dedicato (RID) su tutta l’energia immessa in rete e la restituzione dei costi di trasmissione e degli oneri non goduti.

Tariffe agevolate che per ora durano vent’anni.

Gli incentivi vengono erogati alla Comunità quale ente giuridico, la quale poi provvederà a distribuirli tra gli aderenti o a utilizzarli secondo le modalità che i soci hanno definito nello statuto e nel regolamento.


Differenze tra una Comunità Energetica e un gruppo di autoconsumo collettivo.


Oltre alle comunità energetica, esistono anche i gruppi di autoconsumo collettivo.

In questo caso le persone fisiche o le aziende, non si costituiscono in apposito soggetto giuridico, ma sono ubicate all’interno dello stesso edificio che ha realizzato un impianto di produzione di energia green.

L’esempio classico è quello dei condomìni o dei centri commerciali.

In questo caso gli impianti possono essere anche di proprietà di terzi e usufruire di detrazioni fiscali.

Sempre in tema condominio, se si installa un impianto fotovoltaico di adeguate dimensioni, si può produrre energia a sufficienza per alimentare le parti comuni e per coprire una parte dei consumi delle singole utenze, di solito il 50%.

L’impianto centralizzato usufruisce delle detrazioni fiscali del caso per le spese di realizzazioni (a partire dal 50% in su, a seconda del progetto complessivo).

In più, le famiglie della palazzina possono accedere agli incentivi ventennali sull’energia condivisa.


I vantaggi delle comunità energetiche per l’ambiente e la società


I vantaggi delle comunità energetiche sono molteplici e riguardano sia l’ambiente che la società.

Dal punto di vista ambientale, la produzione di energia da fonti rinnovabili riduce le emissioni di CO2 e altri gas serra, contribuendo a mitigare il cambiamento climatico.
Ma non sono solo i benefici ambientali a rendere le comunità energetiche attraenti.

La condivisione dell’energia tra i membri della comunità riduce la dipendenza dalla rete elettrica tradizionale che si traduce non solo in risparmio economico ma anche in incentivi.


Inoltre, le comunità energetiche possono creare posti di lavoro locali e rafforzare il senso di appartenenza alla comunità e promuovere una maggiore consapevolezza ambientale.


Normativa e futuro delle comunità energetiche in Italia


In Italia, le comunità energetiche stanno ricevendo sempre maggiore attenzione dalle autorità competenti, che stanno lavorando per semplificare la normativa e favorirne lo sviluppo.

Anche le aziende del settore energetico stanno investendo in queste soluzioni innovative, promuovendo ulteriormente la diffusione delle comunità energetiche.

Di tutto il sistema si occupa il GSE, tramite il sito web. I contributi sono riconosciuti per vent’anni.

Lo Stato, tramite il GSE, riconosce due componenti di remunerazione alle CER.

Una per l’energia immessa in rete da parte dei produttori, e una per chi consuma l’energia che è stata condivisa dai produttori.

Entro la fine del 2023 sono attese nuove regole tecniche da parte del GSE, mentre a livello regionale verranno emanati bandi che erogano incentivi locali.

Di certo, costituire da zero una comunità energetica non è proprio una cosa semplice alla portata di tutti.

Anche se potenzialmente i privati che vivono in un quartiere in cui ci siano più edifici che producono energia rinnovabile, possono creare una CER, non è certo un iter facile.

Per questo sono nate diverse associazioni che si occupano di creare e gestire comunità energetiche. E per i privati è più comodo capire se è possibile aderire a una CER sul proprio territorio.

Tuttavia, le CER saranno sicuramente uno degli ambiti di intervento per le politiche green da mettere in atto con i fondi del PNRR.

E infatti, con gli obiettivi di decarbonizzazione e autonomia energetica entro il 2030, l’Italia si è vista approvare da Bruxelles il Decreto CER, che regolamenta le Comunità energetiche e stabilisce gli incentivi.

Le misure principali del decreto sono due. Un incentivo in tariffa e un contributo a fondo perduto per l’installazione di impianti nei comuni sotto i 5mila abitanti.

L’obiettivo è quello di creare un sistema energetico più sostenibile, decentralizzato e democratico.


Se ti interessa l’argomento e vorresti partecipare a una comunità energetica, puoi cercare se nella tua zona ne esistono già di attive.

Ho trovato in rete diverse CER che propongono di aderire alle proprie comunità energetiche, dislocate su tutto il territorio, sia che tu sia un produttore, sia che voglia solo consumare.


Ci vediamo al prossimo articolo!

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